Rome

Manuscrit, non publié à l’époque. Seul le prononcé fait foi. Les notes de travail ont été retirées.

Discours prononcé en italien. Texte original, non traduit.

Gentili Signore e Signori, È per me un grande piacere e un grande onore essere qui, a Roma, per i festeggiamenti del settanta-cinquesimo compleanno della Scuola Svizzera.

Oggi è un grande giorno per la scuola, ma anche per gli Svizzeri di Roma e per la lunga storia di vicinanza e di amicizia tra Svizzera e Italia.

Gentili Signore e Signori, Diversamente dai Paesi che ci circondano, in Svizzera non parliamo una lingua unica, una lingua che può fungere da veicolo promozionale grazie, per esempio, a corsi di lingua proposti in tutto il mondo.

Le Scuole Svizzere all’estero sono però reputate per il loro insegnamento in diverse lingue.

Qui, oltre al tedesco e all’italiano, che sono lingue d’insegnamento, sono obbligatori anche il francese e l’inglese.

La Scuola Svizzera di Roma è quindi quasi più svizzera della Svizzera.

Scherzi a parte: il plurilinguismo della Svizzera è – assieme al federalismo – il tassello più importante della nostra pluralità.

Un tassello che, come sappiamo, all’estero ci invidiano.

E che in Svizzera richiede molto impegno.

Perché comporta un grande onere.

Ma ne vale la pena.

Una lingua nazionale non ha soltanto una dimensione comunicativa, ma anche culturale.

Non serve solo a trasmettere informazioni.

Michel de Montaigne lo ha espresso in modo molto poetico: «L’amitié se nourrit de communication».

Quando impariamo un’altra lingua, ci immergiamo anche nella sua cultura, e impariamo a conoscerne valori e tradizioni.

Questo processo è fondamentale per la convivenza con i nostri compatriotes, Mitbürgerinnen und Mitbürgern e convischins – concittadini che parlano una lingua diversa dalla nostra.

Le lingue ci aiutano a orientarci in un contesto globalizzato come quello odierno e ci aprono anche diverse porte nel mondo del lavoro.

Perciò, come Paese, dovremmo imparare dalle Scuole Svizzere all’estero e considerare di nuovo il plurilinguismo più un’opportunità preziosa, che un nice to have, come si dice in buon italiano, tedesco, francese e romancio – cioè qualcosa di bello, ma non strettamente necessario.

Gentili Signore e Signori, Delle diciotto Scuole Svizzere all’estero, ben cinque si trovano in Italia: a Roma, Milano, Catania, Bergamo e Cadorago vicino a Como.

Questo conferma che, per gli Svizzeri, l’Italia è stato un Paese di emigrazione molto apprezzato.

In particolare durante l’industrializzazione, quando molte aziende svizzere si sono espanse in Italia.

Ma anche in seguito, quando specialisti svizzeri erano molto ambiti nel settore terziario o si sono distinti come imprenditori.

Gentili Signore e Signori, La Scuola Svizzera di Roma è da sempre un pilastro della comunità svizzera.

È un luogo in cui si curano i legami con la Svizzera.

È un luogo in cui si sono formate generazioni e generazioni di alunne e alunni.

È un luogo con un’atmosfera familiare.

Tutto questo deve restare così anche in futuro:

La Confederazione, cui tuttora appartiene la Villa Malpighi, intende:

trasferire la proprietà all’associazione che gestisce la scuola, affinché diventi la padrona di casa a tutti gli effetti e possa forgiare il proprio futuro in questo bellissimo edificio.

Gentili Signore e Signori, La pandemia di COVID-diciannove ha colpito duramente le scuole in Italia. Il duemila-venti è stato un anno di prolungati confinamenti e mesi di didattica a distanza.

La Scuola Svizzera di Roma ha reagito in modo esemplare. Con spirito pragmatico, ha predisposto in tempi rapidi gli strumenti digitali necessari per garantire anche a distanza un insegnamento professionale.

La Scuola Svizzera di Roma ha risposto presente anche nella più grande crisi affrontata da quando è stata fondata, dopo la Seconda guerra mondiale.

Negli anni duemila-venti e duemila-ventuno, la Confederazione ha sostenuto le Scuole Svizzere all’estero con mezzi finanziari supplementari.

Questo sostegno ha assicurato il buon funzionamento della scuola.

La direzione ha così potuto focalizzare la sua attenzione:

sulle alunne e sugli alunni confinati a casa, ma anche sugli insegnanti e sul personale scolastico, che hanno fatto un lavoro straordinario.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti quanti – genitori compresi – per l’enorme impegno profuso!

Gentili Signore e Signori, Le Scuole Svizzere all’estero contribuiscono a trasmettere valori per noi importanti.

Promuovono una formazione completa, che include anche attività creative, per esempio musica, recitazione e lavori manuali.

Permettono ai figli degli Svizzeri all’estero di mantenere un legame con la patria dei loro antenati.

Alcuni di loro proseguiranno gli studi in Svizzera.

Tutti gli ex alunni sono potenziali ambasciatori del nostro Paese o, quanto meno, « costruttori di ponti » fra la Svizzera e l’Italia.

Le alunne e gli alunni che conseguono la maturità federale hanno in mano la chiave che:

apre loro le porte del vasto e interessante panorama formativo, non soltanto in Svizzera, ma anche in Italia e nel mondo.

Sono lieto che quest’anno la cerimonia di conferimento dei diplomi si svolgerà nella suggestiva cornice dell’Istituto svizzero di Roma.

Desidero esprimere alla Scuola Svizzera di Roma le mie più sincere congratulazioni per l’importante traguardo dei settanta-cinque anni di attività e le auguro il meglio per gli anni a venire!

Mi rallegro sin d’ora di poter assistere anche ai festeggiamenti per il centenario.

Perché, come ben sapete, il mandato dei consiglieri federali svizzeri dura molto, ma molto più a lungo di quello dei ministri italiani.

Tanti auguri e grazie della vostra attenzione!

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